• Maiano: il Borgo e le sue Cave

E' il borgo di Giuliano e Benedetto da Maiano architetti e scultori del Rinascimento (loro opere si possono ammirare a Palazzo Vecchio, a Santa Croce, nel Duomo a Firenze oltre a San Gimignano, a Napoli, Roma) ma anche delle cave di pietra arenaria, di color grigio-azzurro, meglio conosciuta come Pietra Serena. Giorgio Vasari la cita nel 1568, mentre Agostino del Riccio (1541-1598) la chiamava pietra delle colline di Fiesole, ma già Dante Alighieri, sempre a proposito di Fiesole, la nomina come macigno (Inf. XV, 63).
Nel Borgo di Maiano si trova una chiesa di piccole dimensioni, esistente già dal sec. XI, a forma di croce latina ad una sola navata. Nel 1885 John Temple Leader, che aveva acquistato la villa e la fattoria di Maiano, la ricostruì in stile trecentesco. Notevole un monumento sepolcrale composto di: sarcofago, nicchia, statua in pietra della Madonna della fine del XVII secolo.
La fattoria, già monastero delle Benedettine, conserva un chiostro in pietra serena dove si trova un affresco di Spinello Aretino, secolo XIII, raffigurante una “Mater Misericodiae”.
Avviandosi oltre la chiesa verso il monte, sulla sinistra si incontra una cava del tipo a cielo aperto o "tagliata" di proporzioni colossali che dà subito un'idea della trasformazione subita dal paesaggio per effetto del lavoro di alcuni secoli di estrazione della pietra nonché della struttura geologica del Monte Ceceri che sovrasta il Borgo di Maiano.
Le cave di Fiesole, sfruttate fino agli inizi del Novecento, sono celebri, infatti, per la “pietra serena” ampiamente impiegata da scultori fin dal XV secolo. Ricordata da Benvenuto Cellini e Giorgio Vasari, la pietra fiesolana era impiegata per opere architettoniche e monumenti, ma anche per arredi civili, sacri ed urbani.
In passato gli etruschi con la pietra di Fiesole vi costruirono le mura di Fiesole, mentre i romani la usarono a Firenze per il Tempio di Marte. Il trionfo della pietra serena si ebbe però con Filippo Brunelleschi, che la usò nei suoi capolavori a Firenze come l’Ospedale degli Innocenti, la Chiesa di San Lorenzo o la Basilica di Santo Spirito (per citare solo tre casi), valorizzando il contrasto tra l'uniforme grigio della pietra posta sugli elementi portanti e gli intonaci bianchi a coprire la muratura.
Da allora l'uso della dicromia grigio/bianco nell'architettura rinascimentale divenne usuale; venne per esempio ancora usata da Michelangelo per la Biblioteca Medicea Laurenziana. A Firenze è presente anche nell'architettura d'esterni; esempi sono il loggiato degli Uffizi, i loggiati di piazza Santissima Annunziata o la facciata della chiesa di San Giovannino degli Scolopi; nell'Ottocento fu riutilizzata in modo massiccio da Giuseppe Poggi, soprattutto per i bugnati nelle facciate dei palazzi.

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