• Montececeri: Le Cave e Leonardo
  • Montececeri: Le Cave e Leonardo

Il poggio deve il suo nome al fatto che nel passato era frequentato da cigni; questi volatili, a causa della loro escrescenza sul becco, erano definiti dai fiorentini come “ceceri” (da cecio).

Sin dall’antichità questo luogo era famoso per le sue cave di pietra serena utilizzata per tutte le più importanti strutture architettoniche fiesolane, teatro romano, tombe etrusche, Badia fiesolana, Cattedrale… e dal XV secolo dai grandi artisti fiorentini come Brunelleschi, Vasari, Michelangelo, Cellini, per i monumenti più prestigiosi e per i manufatti di uso comune.

Attorno alla pietra serena o fiesolana si era formata una tradizione di lavoro artigianale ed artistico importante e singolare che abbraccia un vasto arco storico, dagli etruschi ai romani, dal medioevo all’età contemporanea: le cave infatti hanno rappresentato non solo il luogo per l’accesso alla materia prima, ma anche la scuola, la “bottega” per la formazione delle maestranze e la continuità della tradizione in tutti i suoi aspetti. Storia artistica, storia sociale, economia locale, “archeologia industriale” si sono fuse in quest’ambiente singolarissimo.

Oggi nell’area, divenuta parco storico-naturalistico, si contano circa 19 cave (le più importanti Cava Braschi, Righi e Sarti) dismesse ai primi del ‘900 e non visitabili. Si possono, però, ancora vedere i resti di alcuni magazzini creati dagli scalpellini in pietra a secco per conservare gli strumenti e le pietre cavate, canali di scolo delle acque piovane gli stessi realizzati dagli scalpellini introducendo delle pietre di taglio nel terreno.

Montececeri, prima completamente brullo a causa dell’attività estrattiva, oggi è un colle quasi interamente verde grazie ad interventi di rimboschimento iniziati nel 1929 dal Corpo della Forestale.

Montececeri tuttavia non è solo cave e pietra serena, ma anche “luogo leonardiano”. Proprio dalla sommità del colle Leonardo da Vinci sperimentò la sua Macchina del Volo nel 1506. Le condizioni del luogo, se si suppongono immutate da allora, sarebbero state le più adatte: si apre qui un vero dirupo verticale, la parete di roccia della cava Sarti. Leonardo menziona “Monte Ceceri” anche disegnando il profilo dei colli intorno a Firenze nel foglio 20v del Codice di Madrid II.

La leggenda vuole che fosse Tommaso Masini detto Zoroastro da Peretola, allievo di Leonardo a Milano e Firenze, a collaudare la Macchina così come testimoniato da un appunto dello stesso Leonardo nel suo "Codice sul volo degli uccelli" che si conserva nella Biblioteca Reale di Torino:

 “Il primo grande uccello effettuerà il primo volo lanciandosi dalla cima del monte Ceceri, riempiendo l'universo di stupore e tutte le scritture della sua grande fama, donando eterna gloria ai luoghi dov'è stato concepito”.

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